Una piattaforma comune, una richiesta precisa alla politica regionale e un messaggio lanciato con forza dal mondo produttivo siciliano: la cooperazione chiede di essere considerata non come un comparto marginale, ma come uno dei pilastri economici e sociali dell’Isola. È questo il cuore degli Stati generali della cooperazione siciliana che si sono svolti oggi a Palermo, all’hotel NH Foro Italico, riunendo Confcooperative, Legacoop, Unci e Unicoop in un’iniziativa unitaria senza precedenti.
Al centro dell’incontro la presentazione di un documento programmatico condiviso con cui il sistema cooperativo punta ad aprire un confronto stabile con il Governo regionale e con l’Ars sui temi dello sviluppo economico, del welfare e della coesione territoriale.
Un settore che in Sicilia conta oltre 11.800 cooperative, più di 100 mila soci e circa 55 mila lavoratori, con un valore della produzione che sfiora i 5 miliardi di euro. Numeri che, secondo le centrali cooperative, sono indice di una realtà spesso sottovalutata ma decisiva per tenere insieme economia, servizi e presidio sociale soprattutto nelle aree più fragili dell’Isola.
“Quello di oggi è un inizio, un’occasione il cui valore di base è stato l’essere uniti”, ha spiegato Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia, sottolineando la forte partecipazione istituzionale all’iniziativa. “La presenza imponente delle istituzioni evidenzia che abbiamo saputo portare all’attenzione del Governo e dell’Assemblea regionale i temi cooperativi. Abbiamo avanzato proposte concrete e lavoreremo per portarle a compimento nell’interesse delle cooperative siciliane”.
Sulla stessa linea Filippo Parrino, presidente di Legacoop Sicilia, che ha richiamato il peso sociale ed economico del settore: “Centomila soci sono una realtà importante: oggi presentiamo una piattaforma economica che racconta la cooperazione siciliana. Non serve assistenzialismo ma creare mezzi e opportunità necessarie”.
Per Felice Coppolino, presidente di Unicoop Sicilia, la cooperazione può rappresentare “un volano di rinascita e di investimenti per la nostra terra”, obiettivo che passa anche attraverso “l’istituzione di un tavolo permanente tra il mondo della cooperazione e il governo regionale”.
Andrea Amico, presidente di Unci Sicilia, ha invece insistito sul ruolo strategico del comparto nella tenuta sociale dei territori: “La cooperazione siciliana può svolgere una funzione decisiva non soltanto come componente del sistema economico regionale, ma come infrastruttura organizzativa capace di connettere sviluppo, coesione sociale e presidio dei territori”.
L’incontro, moderato dalla giornalista Elvira Terranova dell’Adnkronos, ha messo al centro una visione che punta a superare il modello tradizionale di assistenza. L’obiettivo dichiarato dalle organizzazioni cooperative è infatti quello di passare “da un welfare di prestazione a un welfare di comunità”.
La piattaforma programmatica individua otto assi strategici su cui costruire il confronto con la Regione. Tra le priorità ci sono il credito e la finanza, con la richiesta di strumenti dedicati e di una piena operatività del credito agevolato alla cooperazione, ma anche energia e transizione ecologica attraverso lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e dei distretti cooperativi energia-produzione.
Ampio spazio anche al rafforzamento delle filiere agroalimentari, ittiche, culturali e turistiche, considerate centrali per costruire nuove strategie di sviluppo ed export nel Mediterraneo.
Uno dei punti più delicati riguarda il welfare territoriale e la cooperazione sociale, comparto che le organizzazioni definiscono fondamentale per il sistema regionale ma che continua a scontrarsi con ritardi nei pagamenti, tariffe ritenute insufficienti e carenze normative. Da qui la richiesta di un riordino del settore, dell’adeguamento delle tariffe ai costi reali dei servizi, dell’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e del rafforzamento dell’amministrazione condivisa tra enti pubblici e cooperative.
Durante gli Stati generali si è discusso anche di emergenza abitativa, sostegno alle cooperative di comunità nelle aree interne colpite dallo spopolamento, trasformazione digitale e recupero produttivo dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Nel corso del confronto sono stati illustrati anche i progetti dell’assessorato regionale alle Attività produttive, presentati dall’assessore Edy Tamajo, e quelli dell’assessorato alle Infrastrutture guidato da Alessandro Aricò, con particolare attenzione agli strumenti per sostenere investimenti, housing e rigenerazione urbana.
Il confronto aperto a Palermo punta adesso a tradursi in atti concreti. Le organizzazioni cooperative chiedono strumenti finanziari, riforme e un tavolo permanente con la Regione, convinte che la cooperazione possa diventare uno dei motori della nuova economia siciliana nel contesto euromediterraneo. Più che una semplice rivendicazione di categoria, quella lanciata dagli Stati generali appare come una proposta di modello di sviluppo alternativo per la Sicilia: fondato su comunità, lavoro condiviso, servizi territoriali e investimenti radicati nei territori. Un modello che il mondo cooperativo chiede ora alla politica regionale di sostenere con strumenti concreti e tempi certi, anche per l’istituzione del tavolo permanente con la Regione, che l’assessore Tamajo si è impegnato a convocare già nelle prossime settimane.
Fonte: https://www.websicilianews.it/economia/lavoro/stati-generali-della-cooperazione-il-sistema-siciliano-fa-fronte-comune.asp